Un regalo per Natale – Elisa Martinetti




Con la fronte appoggiata alla finestra, osservavo la boscaglia protendendo una mano come per poterne toccare gli arbusti, ma scontrandomi col vetro gelido che lacrimava condensa.Forse avrei pianto anche io come lui,se ne avessi avuto ancora la forza.Sentì il chiavistello girare e la porta aprirsi, ma non diedi importanza, era un giorno come gli altri.
“Elisabeth, ciao”
Spalancai gli occhi in preda al terrore, mentre le mani si stringevano tremando come quelle foglie che poco prima guardavo scosse dal vento.Era venuta di persona per assicurarsi che fossi ancora quì? Mi voltai lentamente, cercando di restarne lontana.Sorrise con dolcezza,ma potevo leggere ben altro in quei due pozzi oscuri. No, non diciamo sciocchezze. Lei SA che non posso andarmene. Strinsi la mascella in preda alla collera. Viene quì a ridere di me. Le mani mi si chiusero a pugno. Quanto avrei voluto stringere una lama, ma a quale scopo?Anche se avessi evitato gli infermieri, lei non mi avrebbe permesso di intaccare il corpo. E nessuno l’avrebbe visto, come le altre volte.
“Come ti senti oggi?”
Anche se volessi, non riesco a emettere sillaba, così sbatte un pò quelle ciglia al povero dottore, con fare preoccupato per ottenere una risposta.
“La cura sembra funzioni, vero Elisabeth?”
Sorride, con quei denti troppo perfetti per essere veri. Non si muove nulla intorno agli occhi. La faccia sembra di cera. Chirurgia? Magari ha solo finito l’empatia per casi come me.Non mi è mai piaciuto.Sfoglia una cartellina,e tra i numeri estrae la mia vita.
“Le terapie di gruppo sembra la stiano dando molto giovamento.Stiamo abbassando i dosaggi così da vedere come se la cava, e per ora è molto promettente.E visti i risultati ottimali, pensiamo di reintegrarle alcune libertà”
Giuro che il mio cuore perse un battito.Anche il suo a giudicare dall’espressione che fece,ciò mi rallegrò.Non lo sapeva.
“L-l-libertà?”
Bisbigliai, attaccandomi a quella scialuppa inaspettata che mi veniva lanciata.
“Poterti muovere più liberamente nella struttura.So che leggere ti manca”
Sorrisi per la prima volta dopo mesi,credo.Posso ricominciare la ricerca.Lei se ne accorse.
“Sorellina, sei contenta?”
“Ti prego,aiutami! Fermala! Fermala!”
La pelle all’altezza dello sterno si squarciava lentamente verso l’ombelico…
Una vertigine mi costrinse ad attaccarmi alla parete,mentre la nausea mi travolgeva.Di nuovo no,ti prego.
“Elisabeth, ti senti bene?”
Corrugò la fronte con espressione preoccupata.Era proprio brava come attrice.
“Fermala!”
Mi afferrai la testa con entrambe le mani,mentre quelle urla ricominciarono riempiendomi il cranio.Era lei.Era SEMPRE lei.
Eravamo paralizzate davanti a quella scena raccapricciante.Pensai istintivamente ad un autopsia,ma lei era ancora viva!Sonia portò le mani all’addome tentando di riavvicinarlo,mentre la sua pelle continuava a strapparsi.
“Aiutami!”
Strisciai contro il muro,finendo seduta a terra.Si stavano avvicinando tutti.No,no,no!Sto bene,niente medicine.Credetemi, sto bene!Ma la mascella era troppo serrata per emetter più d’un grugnito.Strinsi gli occhi.
Allungai le mani e tentai di riavvicinare l’addome.C’era sangue.Luccicava.Era tutto così viscido.Spingevo,spingevo.E piangevo.Dovevo chiudere quella ferita.Sonia urlava così tanto.Riuscì a riavvicinare i lembi,quando si fermò lo squarcio e nello stesso istante qualcosa si mosse sotto le mie dita.In un attimo ci fu un silenzio che fece quasi male.L’avevamo percepito entrambe.Cos’era stato?
“Elisabeth?Mi senti?Elisabeth?”
Mi aprì un occhio a forza puntando una luce che mi ferì.Mi accorgevo che il mio corpo tremava.Ma non lo potevo controllare.Non potevo gestire questi ricordi,erano troppo forti e io troppo fragile.Era questo che voleva.
Guardai tra gli organi e qualcosa si mosse, producendo un suono viscido.
“Cosa..?”
Chiese Sofia con un filo di voce.
“Niente”
Mentì, guardandola.Mi distrassi solo un istante e la vidi con la coda dell’occhio.Qualcosa uscì dal suo addome e mi ferì il braccio.Scattai indietro terrorizzata.Qualunque cosa fosse era svanita.Ma sul mio polso c’erano 5 graffi profondi che dimostravano che qualcosa si stava nascondendo davvero dentro di lei.
“Dobbiamo sedarla.Sul lettino.Legatela”
Lacrime calde mi scorrevano lungo le guance.Per me.Per lei.Mi stava scivolando tutto tra le dita.
Sofia! Pensai, e mi gettai di nuovo sul suo corpo restando sbigottita.Toccai l’addome ora nuovamente integro.Non potevo crederci.Stava morendo.Era divisa a metà.Avevo le urla ancora nella testa.Guardai il suo viso e urlai,come mai in vita mia.Gli occhi erano più piccoli e galleggiavano in due pozze di sangue,che colavano come lacrime ai lati del viso,fissandomi con divertimento.Il naso era un buco nero che sovrastava una bocca che andava quasi da orecchio a orecchio, dividendo le quance a metà.Mi stava sorridendo.Durò un istante,un battito di ciglia,poi tornò il viso di Sonia.Ma non era già più lei.
La siringa entrò nell’avanbraccio e sentii già l’intorpidimento crescere.Vidi il dottore e Sonia parlare,mentre lui squoteva la testa.
Niente biblioteca.
Niente ricerca.
Niente nome.
Sentì i passi e la vidi chinarsi per sussurrarmi all’orecchio,mentre mi stringeva il polso.
“Ero passata solo per farti gli auguri.Ma così ti ho lasciato anche un bel regalino.Spero ti sia piaciuto”
La pelle brucia sotto la sua stretta.Marchiata come una bestia.
“Solo per ricordarti che LEI è mia.E che anche tu lo sei.Ah, Buon Natale!”
Rivedo il suo volto,quello vero, per un breve attimo, ma sono troppo intorpidita per gridare.
“Mi dispiace”
Riesco solo a sussurrare.Spero che mi senta, ovunque sia finita.Prego che non soffra.Mi aspetta un periodo difficile e lungo,lo so.Ricominceranno i ricordi,gli incubi,le visite notturne. Sprofondo dentro di me.Devo resistere.Piango in silenzio,cullandomi nella speranza che troverò quel nome.Devo solo resistere.Il SUO nome.Il suo VERO nome e la MIA Sofia tornerà da me.


guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments