Recensioni – “La fiera verrà distrutta all’alba” di Angelo Orlando Meloni




“La fiera verrà distrutta all’alba” di Angelo Orlando Meloni è il nuovo romanzo breve post apocalittico comico, distopico e horror edito da Intermezzi Editore e recensito quest’oggi da LetteraturaHorror.it. Leggi trama e note sull’autore
Il mondo è immaginato come un grosso imbuto in cui si trovano persone che hanno imparato a leggere e a scrivere. Tra di loro c’è chi prima di morire ha scritto un libro, una raccolta di racconti, un saggio, un diario, qualcosa insomma. Una percentuale di questi testi non verrà mai letta da nessuno e scivolerà giù finendo per accumularsi nel magazzino di una libreria o di una biblioteca. Tra queste opere c’è il romanzo Sono felice scritto da Enzo Losanga di Pachino, un ragazzo che si è laureato in scienze politiche ma fa il cameriere in una pizzeria. Un giorno l’editore Mille e Più di Torino annuncia a Enzo che il suo libro verrà pubblicato. Lui si licenzia dalla pizzeria e va nel capoluogo piemontese dove incontra stranissimi personaggi, tutti aspiranti scrittori o giornalisti. Ma la casa editrice esplode e…

Questa è in sintesi la trama de La fiera verrà distrutta all’alba di Angelo Orlando Meloni pubblicato da Intermezzi Editore (2015).
L’autore è nato a Catania e vive a Siracusa. Ha scritto il romanzo Io non ci volevo venire qui, breve manuale di autodistruzione per il conseguimento della felicità e Cosa vuoi fare da grande (insieme a Ivan Baio), la sceneggiatura (insieme a Gabriele Galanti) del fumetto pulp triviale, dietro le cattive intenzioni (disegni di Massimo Modula).
La fiera verrà distrutta all’alba è un romanzo comico–distopico-horror. Il lato satirico prevale su quello orrorifico e fa da collante alla storia grottesca e strampalata che può essere sintetizzata in una metafora del mondo editoriale moderno.
Orlando Meloni ci parla di un mondo dove gli scrittori o aspiranti tali sono il doppio dei lettori, di un mondo dove lo Stato obbliga per legge l’acquisto di libri, dove le forze dell’ordine piantonano le entrate della fiera del libro di Torino e obbligano le persone a entrare.
L’autore usa l’ironia come arma e si rivela vincente in quanto riesce a far riflettere.
La scrittura è forse troppo caotica, talvolta si fa fatica a star dietro al susseguirsi frenetico di frasi e parole che sembrano essere trascinate dall’imbuto immaginato dall’autore.
Il finale è alquanto bizzarro e geniale. Tutto da scoprire.

Ivo Gazzarrini



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