Racconto: La Domenica Horror – Il Pozzo di Elena Fabbri




Il Pozzo di Elena Fabbri

Il Pozzo di Elena FabbriLetteraturaHorror.it propone per la nuova rubrica “La Domenica Horror” un racconto scritto da Elena Fabbri. Il racconto horror si intitola “Il Pozzo” e sarà possibile leggerne un estratto qui sotto e, poi, scaricarlo gratuitamente in formato pdf. Inoltre, previa registrazione e login al sito (o sei già registrato solo login), sarà possibile votarlo e commentarlo.

Se vuoi pubblicare anche tu un racconto nella nostra speciale rubrica La Domenica Horror scrivici a   redazione@letteraturahorror.it proponendoci il tuo racconto corredato da un’immagine, oggetto della mail dovrà essere “La Domenica Horror”. Ogni domenica verrà pubblicato un racconto horror!


IL POZZO

Sara aprì gli occhi. Era ancora sera inoltrata, giudicò, non senza un lamento di disperazione. Dannazione, quella notte non era ancora passata, ma lei si era svegliata lo stesso. Aveva ormai imparato a regolare il suo orologio interno con i colori del cielo che si stagliavano nel cerchio perfetto sopra di lei. Quella era l’unica porzione di mondo reale che le era concessa, quel mondo che era esistito prima dell’incubo ed esisteva ancora oltre lo stesso. Il bagliore tiepido di un piccolo spicchio di luna illuminava il suo volto rigato da lacrime e sangue rappreso e si rifletteva nelle torbide acque in cui era distesa, sporche dei suoi stessi rifiuti.
Sapeva giudicare l’ora da quello spicchio di sole e di luna, ma non la data. Aveva provato a segnare i giorni, le settimane e i mesi con le proprie unghie, sulla parete di quella prigione, disegnando le stesse linee che fa un carcerato per dar forma al tempo che scorre, lento e inesorabile. Tuttavia ad un certo punto si era arresa all’evidenza: passava troppo tempo a dormire, nel sonno drogato. I giorni e le notti si susseguivano in un miscuglio informe e confuso. Non sapeva da quanto tempo fosse lì. Non ricordava nemmeno più come fosse la sua vita prima del pozzo.

D’un tratto udì passi familiari che si avvicinavano. Era lui. Era tornato. Ma questa volta non era solo. Nel silenzio del pozzo echeggiò un debole grido di donna.

“Lasciami andare” una voce impastata dalle droghe e dalla rabbia.

“Stai zitta puttana, o ti uccido all’istante” l’altra voce, quella dell’uomo in maschera. Era una voce calma, serafica. Sembrava immortale. [SCARICA IL PDF E CONTINUA A LEGGERE IL RACCONTO]




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