L’ombra del patrigno di Alan Rorsch – La Domenica Horror

Nuovo racconto horror per la nostra rubrica settimanale. Scarica e leggi il racconto gratuito e inviaci il tuo




L'ombra del patrigno

L’ombra del patrigno di Alan Rorsch è il nuovo racconto breve dell’orrore per la rubrica La Domenica Horror. Sarà possibile leggerne un estratto qui sotto, poi, scaricarlo gratuitamente in formato pdf.

Se vuoi pubblicare anche tu un racconto nella nostra speciale rubrica La Domenica Horror scrivici alla mail redazione@letteraturahorror.it proponendoci il tuo elaborato corredato da un’immagine. Oggetto della mail dovrà essere “La Domenica Horror”. Ogni domenica verrà pubblicata storia diversa!

L’OMBRA DEL PATRIGNO DI ALAN RORSCH

Ricordo ancora come fosse in questo preciso istante, in quelle fredde notti d’inverno quando avevo solo sette anni.
Il temporale sembrava non volesse mai cessare, quei fulmini facevano intravedere il proprio bagliore lungo la finestra della mia cameretta, occultata dalla tendina in cotone composta da mia madre.

Quei tuoni agghiaccianti dal così forte rimbombo mi scuotevano dal sonno ogni notte.
Rievoco ancora quei momenti con gli occhi sbarrati dalla paura, sotto la vecchia coperta tessuta da mia nonna nei mesi in cui mia madre era in attesa che nascessi.

Nel cuore della silenziosa notte, in preda a quel fragoroso temporale, mi giungevano alla mente quegli inconsueti e sinistri rumori…
Lo stridio della porta della mia cameretta che si apriva produceva un suono al quanto nefasto.

Il calpestio degli stivali sugli scalini di legno, facevano cigolare tutto l’interno della mia cameretta.
È qualche volta…

Quel suono che ancora mi fa rabbrividire dal terrore.
Mi pare di vedere ancora l’ombra del mio patrigno, proiettata sulla parete accanto a me dalla luce della lampada a petrolio che proveniva dal corridoio.

Una mattina mentre cercavo di ingoiare la colazione nel freddo tinello, salutai mia madre.
“Buongiorno Mamma”.

Lei intenta nel fare qualche lavoretto di pulizia all’interno della nostra cucina, ricambiò il saluto senza alzare la testa.

L’ho spiata attraverso la finestra. Come al solito aveva dimenticato di tirare le tende.

Il riscaldamento nella casa doveva essere al massimo, un’altra delle sue insopportabili abitudini. La differenza di temperatura tra l’interno e il mondo di fuori aveva cesellato sui vetri degli arabeschi, sottoli filamenti di cristallo che avrei voluto leccare con la punta della lingua. SCARICA IL PDF DEL RACCONTO



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Marco Trevisan
Marco Trevisan
6 giorni fa

Bello, evocativo !