La maledizione della Vigilia di Natale – Manfredo Marotta




In un piccolo paese del Kentucky bagnato dal fiume Ohio, la fredda e gelida terra non lasciava penetrare gli schizzi di sangue che come schegge impazzite uscivano dalle giovani membra. In uno scontro impari, le due bestie in perfetto sincronismo colpivano la bimba. Il maschio con fendenti verso l’alto e lateralmente sventrandola fino al mento; la femmina l’azzannava a bocca aperta a ripetizione riducendo tutto a brandelli. Il cuore pulsava ancora quando fu infilzato dalla zanna dell’ungulato. La luna piena si era colorata di rosso, le punte dei cipressi come lance sembravano conficcarsi in essa. I rami degli alberi, con le loro concavità, come piccole mani rivolte verso l’alto sembravano pregare per quel corpo inerme. Tom non si dava pace. Sara, l’unica figlia che il Signore gli aveva donato, quel giorno della vigilia di Natale, non era scesa dal pulmino della scuola. A Tom gli venne subito in mente la storia ascoltata una sera al Toni’s , mentre beveva un wisky scozzese. Ci aveva riso su pensando che fossero i fumi dell’alcool a far fantasticare il barista che raccontava di due demoni che ogni anno il 24 dicembre, prima dello scoccare della mezzanotte, si trasformavano in feroci cinghiali e attraverso la lunga e tortuosa grotta dei Mammut raggiungevano paesi di montagna in cerca di una bimba per poterle mangiare il cuore. Il vecchio barista spiegava anche che solo mangiando il cuore di una bimba, i demoni potevano vivere un altro anno altrimenti sarebbero morti nel giorno di Natale. Tom era un uomo maturo, segnato dalla vita, aveva il viso rugoso con una grossa cicatrice che obliquamente tagliava l’occhio sinistro a metà e di strane storie ne aveva sentite tante. Quando si sparse la notizia di Sara, tutti gli abitanti del paese armati di forche, falci e coltelli, si erano riuniti per dividersi le zone da battere. Tom era un uomo molto rispettato e un cacciatore molto conosciuto anche se nel Kentuchy, si era trasferito da poco tempo, dopo la morte di sua moglie Annie. In paese si diceva che avesse un fiuto migliore di quello dei segugi e cacciava da solo seguendo il suo istinto. Proprio per questo, si era diretto verso il sentiero che portava al Kentuchy School Garden. La fitta nebbia, sicuramente non era una sua alleata anzi sembrava voler coprire e nascondere gli assassini. Il cacciatore non si faceva certo spaventare dalle condizioni meteo, era abituato a ben altro; la foga, la rabbia, il brutto presentimento, poi, gli facevano dimenticare lo sforzo e la fatica che stava facendo. Munito di torcia e binocolo perlustrò tutto il campo e analizzò i fili d’erba medica uno ad uno in cerca di qualche traccia. Un colpo di vento spostò la massa bianca e Tom intravide una grossa croce di ferro arrugginito su un cancello. Si avvicinò e vide che le ante erano socchiuse. Entrò. Era un cimitero. Guardando intorno si accorse che gli alberi piantati vicino alle tombe avevano perso la loro identità e apparivano come tante macchie d’inchiostro spruzzate nel cielo. Il silenzio fu squarciato dal verso della civetta che dopo qualche minuto diventò più stridulo e fastidioso. Il cacciatore sapeva bene che il verso del rapace quando raggiungeva certe tonalità non lasciava presagire niente di buono. Decise di uscire dal cimitero e dirigersi nel bosco verso il rapace. Si muoveva con disinvoltura fra la vegetazione. Il bosco non aveva segreti per lui, ne conosceva odori e rumori, la notte, poi, era stata sua alleata, amica e compagna in tante battute di caccia. Mentre camminava si ricordò che proprio in quella direzione, qualche mese prima aveva installato un’altana che utilizzava per l’appostamento. La trovò, salì la scaletta di legno e con gran destrezza arrivò in cima e inforcato il binocolo cominciò a scrutare il bosco. Sotto una grossa quercia intravide dei movimenti. Focalizzò l’attenzione e scorse due grossi ungulati che scavavano per terra, forse, per preparare un posto dove trascorrere la notte. I cinghiali si sa, sono animali molto sospettosi e sentito che nell’aria c’era qualcosa di strano, scapparono via. Tom da lontano li seguì e li vide ai bordi del campo fermarsi davanti ad un grosso albero dove c’erano due rami legati con una corda a forma di croce e piantati in terra . Tom scese velocemente dall’altana e raggiunse una siepe da dove poteva osservare tutto senza essere visto. Dopo aver deposto sotto la croce Il cuore insanguinato i due ungulati si allontanarono. Tom lentamente si avvicinò e non potette trattenere le lacrime e le urla quando raccolse il piccolo cuore che sentì essere quello di sua figlia Sara. Cadde in ginocchio e improvvisamente, il suo fianco destro fu squarciato da una zanna mentre il suo collo da dietro fu azzannato dall’altro animale. Il cacciatore si difese come poteva ma non ci fu nulla da fare. Gli abitanti della zona sentite le urla accorsero velocemente e trovarono il corpo dell’uomo a terra ormai senza vita e senza una mano. Da lontano si udirono i 12 rintocchi del campanile e subito dopo il forte grugnire degli ungulati. La maledizione della vigilia di Natale nel piccolo paese del Kentucky non era finita.



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