Intervista a Paolo Di Orazio e a Emmanuele Pilia di D Editore

In vista della nuova pubblicazione del libro capolavoro dello splatterpunk horror italiano Primi Delitti, abbiamo intervistato autore ed editore.




Intervista a Paolo Di Orazio

Intervista a Paolo Di Orazio e a Emmanuele Pilia di D Editore per la nuova edizione del libro manifesto dello splatterpunk italiano Primi Delitti.

Oggi vi proponiamo un’intervista a Paolo Di Orazio combinata con Emmanuele Pilia, responsabile di D Editore. In vista della nuova edizione del libro Primi Delitti (qui la nostra recensione) uscita qualche mese fa e già in una seconda ristampa. In questa intervista abbiamo avuto il piacere di chiacchierare dello stato dell’horror letterario in Italia con due dei massimi esponenti indipendenti.

intervista a paolo di orazio

INTERVISTA A PAOLO DI ORAZIO

D) Come è nato Primi Delitti?

R) Primi Delitti è nato come progetto a fumetti. Volevo scrivere e disegnare delle storie brevi da realizzare col tratto infantile in stile graffiti di Profondo Rosso. La scelta dei bambini come protagonisti è stata del tutto istintuale. Forse, inconsciamente, ci sono finiti i ragazzi del Signore delle mosche, di Grano rosso sangue e il ragazzino che usa spilloni voodoo contro il padre odiatore di fumetti horror in Creepshow. In realtà, come scrivo nell’intro del libro, avevo anche in mente la foto del grande fotografo William Klein, dal titolo Gun I. Editorialmente, nasce per averlo portato come gruppo di appunti alla redazione romana della Acme («Cattivik», «Lupo Alberto», «Splatter» ecc) e preso così com’era per farne un libro di racconti in prosa. E ridotto successivamente in fumetti, nel 1989.

D) Dopo oltre 30 anni dalla sua pubblicazione come è stato lavorarci nuovamente per l’edizione con D Edizioni?

R) Un’emozione particolare. In controtendenza del trend giovane moderno, ho sempre mille dubbi. Potrà piacere ai lettori nuovi? Mi rappresenta ancora? Clive Barker disse dei suoi Libri di sangue, in un’edizione inglese di 15 anni dopo, che sono “polaroid di una persona che non è più dentro di me”. Forse Primi Delitti per me è un po’ così, ne sento la distanza, ma per fortuna il libro riesce ad essere un senza-tempo per chi lo scopre oggi. Il mio giudizio è trascurabile. Io sono convinto che l’autore debba “sparire” dietro i libri che scrive. Con D Edizioni è stato tutto semplice e piacevole, viste le loro attenzioni e premure (l’edizione più apprezzata di sempre).

D) I racconti sono tutti incentrati sul mondo dell’infanzia e dei teenager, veri protagonisti delle storie da te raccontate. Forse 30 anni fa sembravano incubi lontani dalla realtà, cosa non poi così palese, invece, nei tempi moderni. Cosa ne pensi?

R) Non sono un sociologo, né mi sono basato su studi specifici allora. Attualmente, però, la violenza è diventata un elemento fin troppo abbondante nel tessuto sociale, nella comunicazione. Non serve mettere in campo esempi estremi, ma in questi 30 anni la violenza verbale, fertilizzante di quella fisica, è tracimata dai media nella realtà senza controllo facendo mix letale con una nuova pericolosa ondata del maledetto politically correct portando un cortocircuito totale. Consumare i pasti quotidiani e introiettare telegiornali ridotti a una messa garantita di disperazione, guerre, omicidi brutali è un sistema tossico che ha dato il suo contributo. Il giornalismo ancora non ha capito che non sono i fumetti a creare mostri, ma lo è il condizionamento mediatico di massa.

D) Quali influenze hai avuto all’epoca della stesura del libro?

R) Principalmente i fumetti horror americani anni ’60/’70, che rileggo in continuazione. I racconti di Edgar Allan Poe, di King e Barker. Ah, ovviamente tanta musica, dal metal all’elettronica.

D) E successivamente quali credi siano i tuoi maestri letterari?

R) I miei ulteriori riferimenti sono Lovecraft, Jack Ketchum, Lansdale e Richard Laymon. I fondamentali per l’horror li ho elencati sopra, quelli della mia formazione assoluta sono Pirandello, Leopardi, Pasolini, Corazzini, Verga.

D) Quale è lo stato dello splatterpunk in Italia?

R) Ottime penne ce ne sono, ma non le elenco per evitare di dimenticare qualcuno. Le maggiori attenzioni sono attualmente per il weird. Oggi piace il weird.

D) E dell’horror più in generale?

R) Seguo quasi regolarmente la crescita e la produzione di diversi autori e autrici di tutta Italia, dotati sia di stile che di idee originali. Anche i principali editori italiani perseguono la tradizione. Chi è nato pubblicando horror ancora insiste, non ho ancora visto un editore cominciare da qui e abbandonare il genere. Evidentemente, i lettori ci sono.

D) Nella tua lunga e variegata carriera di artista a tutto tondo cosa ti ha dato maggior soddisfazione?

R) Senza dubbio, l’affetto e la stima di chi mi sostiene da 30 anni. E sapere di essere stato ispirazione di molti artisti.

D) Un libro che avresti voluto scrivere tu?

R) Per quanto riguarda l’horror, Rosemary’s Baby di Ira Levin. Per quanto riguarda la narrativa in assoluto, Amazone, la leggenda del pianoforte bianco di Maxence Fermine.

D) Consiglia ai nostri lettori 5 libri “formativi” per chiunque si voglia avvicinare all’horror o per chi voglia approfondire il genere.

R) Se per horror intendiamo storie che contengano elementi sovrannaturali (morti viventi, vampiri, licantropi, stregoneria, possessioni, freaks vari), allora la selezione formativa necessaria comprende: Infernalia (Clive Barker), La casa della bestia (Richard Laymon), il già citato Rosemary’s Baby, Christine, la macchina infernale (Stephen King), L’inquilino del terzo piano (Roland Topor).

INTERVISTA A EMMANUELE PILIA

D) Come è stato avvicinarsi a un testo sacro dell’horror italiano?

R) Be’, consideriamo questo: conosco il lavoro di Paolo di Orazio da ormai molto tempo, ed è stato emozionante lavorarci sopra! Quando ne abbiamo parlato, mi ricordo chiaramente che eravamo a cena in una famosa pizzeria romana, nel quartiere San Lorenzo. L’idea della cena era nata per caso: Giovanni Lucchese, che da lì a poco avrebbe pubblicato La sete (altro romanzo che gli amanti delle scene forti amerebbero), mi aveva proposto di inserire una postfazione proprio di Paolo. Ironicamente, durante la cena non abbiamo parlato un singolo istante della postfazione al libro di Lucchese perché una squadriglia di bambini stava sfogando tutto il loro malcontento di essere al mondo. Fu quasi impossibile evitare di parlare del libro… Ma aneddoti a parte, è stato emozionante lavorare con un autore del calibro di Paolo di Orazio!

D) Da dove è nata l’idea di riproporre uno dei libri horror più discussi e censurati in Italia?

R) Il nostro progetto editoriale è piuttosto… forte. Non è un caso se già in passato abbiamo avuto problemi con le istituzioni (querele, denunce e… Le attenzioni del vaticano stesso!). Un libro con la storia di Primi delitti non poteva mancare nel nostro catalogo! Ma storia a parte, Primi delitti è come ben dici un testo sacro, e credo che ogni editore, pur non di genere, lo avrebbe voluto nel suo catalogo!

D) In 30 anni, secondo voi da editori del campo, cosa è cambiato? Il popolo italiano è più pronto per leggere questo tipo di testi?

R) Sicuramente il gusto del pubblico è cambiato. Certo, è pur vero che non per forza verso una maggiore apertura: l’Italia è un paese estremamente “educato”, che non mal tollera le urla o il sudiciume del punk, o il senso di libertà e l’assenza della filosofia anarchica. Non a caso, è uno dei paesi europei in cui le forze dell’ordine godono di maggior rispetto (incomprensibilmente, considerando i casi di cronaca). Ho usato le parole “punk” e “anarchia” perché secondo me rispettano perfettamente il senso di Primi delitti: è un libro “libero” da recinti, e in cui può succedere davvero ogni cosa. Ma per riprendere il senso della domanda, il pubblico italiano è forse più assuefatto a certi eccessi…

D) Avete altri progetti di riscoperta dei classici dell’orrore italiano?

R) Chissà… Ma uno spoiler lo vorrei fare: Primi delitti non sarà il primo libro di Paolo di Orazio nel nostro catalogo…

D) Che risposta ha dato il pubblico verso questa bella riedizione?

R) Sorprendentemente felice: nonostante i primi giorni di Primi delitti siano stati funestati da una sorte avversa (avevamo previsto un’anteprima del libro durante la fiera del libro di Roma Più libri Più Liberi, ma il corriere aveva sotto sequestro le scatole contenente i libri), abbiamo in poche settimane praticamente finito la prima tiratura! Mentre rispondo alle tue domande, sta venendo stampata la seconda tiratura! Considerando che si tratta della seconda ristampa, non è niente male.



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