Il Primo Natale – Roberto Guarnieri




 — Tu non fai l’albero?
Livia guardò Sandro con stupore. Era il loro primo Natale insieme e lei aveva già iniziato a portar su per le scale gli scatoloni con gli addobbi.
— No — rispose lui a voce bassa. Si toccava i capelli e guardava il pavimento con lo sguardo spento. Le gote paffute brillavano di un rosso acceso.
— Come mai? — chiese posando un pacco per terra. — Lo fanno tutti.
Lui esitò, giocherellando con la fede al dito. — I miei erano… contrari.
Livia scoppiò a ridere. — Come si fa a essere contrari all’Albero di Natale. Siete tutti cristiani in famiglia, no?
Si avvicinò e lo accarezzò sulla guancia, con un gesto affettuoso. — Siamo sposati, adesso. Conta quello che vogliamo noi, non quello che dicevano i tuoi genitori. — Aprì una cesta, facendo scricchiolare lo scotch , e tirò su una pallina gialla, come una gemma in un forziere di pirati.
— Guarda qui. Oro, argento e rosso porpora. Non sono bellissime? Le ho portate da casa mia. Voi non avevate addobbi?
— In effetti — rispose Luigi sempre accigliato, — di sopra un po’ di roba c’è. Fiocchi, palline di vetro… ma non la usiamo da tanto tempo. L’ultima volta nemmeno me la ricordo, avrò fatto le elementari.
— E’ ora di tirar fuori tutto! — Livia si pulì le mani e aprì la porta dell’appartamento. Il gelo delle scale entrò improvviso.
— Vieni su con me. — Così dicendo lo spinse in maniera scherzosa, trascinandolo su per le scale.
Non era mai entrata nella soffitta. I genitori di Sandro avevano traslocato da pochi mesi, lasciando libero l’appartamento ai due sposini. Guardò sconcertata l’ammasso caotico di scatoloni, bauli, sedie rotte, mattonelle e sacchetti rotti che riempiva lo spazio sotto il tetto spiovente pieno di macchie e ragnatele.
Ogni passo sul pavimento senza piastrelle sollevava piccole nuvole di polvere.
— Accidenti, che bel disordine! — esclamò con una risata. — Non pensare che io intenda mai metterci mano, tesoro.
— Non ci penso proprio — rispose lui con un filo di voce. — Qui bisognerebbe solo buttare via tutto.
— Prima però voglio vedere i tuoi addobbi. Recuperarne qualcuno per casa nostra. — Si aggiustò i capelli dietro l’orecchio e continuò. — Non è romantico? Mettere i tuoi e i miei sullo stesso albero? E’ come essere ancora più uniti.
— Insisto, non è una buona idea.
Livia non lo ascoltava. Vagò per un paio di minuti nel labirinto di scatole, poi ne fissò una, rossa e con i nastri argento. La tirò su, agitandola, sino a sentire un lieve tintinnio. — Eccola qui. — esclamò tutta contenta.
Sandro divenne pallido. — Faresti meglio a lasciarla dov’è — mormorò.
— Perché? — sbuffò Livia tagliando con l’unghia il laccio nero di polvere — Ormai sono curiosa.
Poi si fermò e guardò l’altro, di colpo seria. — Ascolta — disse con tono grave, — Non so quale sia stato il tuo problema con il Natale, ma ti aiuterò a superarlo.
Tagliò i nastri e aprì il pacco.
Fece un salto indietro, e iniziò a gridare.
Le piccole teste mummificate, ognuna con un gancio oro infilato sopra, le lanciavano sorrisi tirati e crudeli. Erano avvolte dai nastri rossi e argento, legati con piccoli fiocchi.
Livia cadde a terra, raspando sul massetto come un cane impaurito. Si voltò verso la porta. Tra le scale e lei c’era Sandro. Sorrideva. Un sorriso freddo e malinconico.
— I miei parenti. — Mormorò sfiorando le teste con un gesto affettuoso. — Erano tutti invitati a casa nostra, quella Vigilia.
Si mise la mano sotto il mento, pensieroso, e concluse. — Deve essere stata quella l’ultima volta che i miei hanno fatto l’Albero.


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