Furia Rossa – Jacopo Mondini




Otis, in arte Furia Rossa fissa con attenzione la bellissima villetta a due piani del quartiere Silvestri. Prato innevato, vialetto illuminato dalle decorazioni natalizie del giardino e famigliola all’interno che si prepara a festeggiare la vigilia di Natale. La banda di Furia Rossa predilige ormai da anni il Natale. Le persone sono più tranquille, meno stressate, si rilassano prima di partire per le vacanze. Nessuno pensa mai che possa succedere anche a loro e proprio per questo sbagliano perché Furia Rossa e i suoi violentissimi colleghi sanno che è un colpo sempre sicuro. I poveretti spendono cifre impressionanti in antifurti e allarmi senza sapere che il braccio destro di Otis, in arte Furia Gialla, è stato per parecchi anni un programmatore d’impianti anti rapina per case private e aziende. Gli sportivi fanno il porto d’armi a loro rischio e pericolo senza immaginare che il fratello di Furia Gialla, in arte Furia Nera, è un tiratore scelto. Atti di eroismo sono invece riservati ai più coraggiosi a patto che non si scontrino con l’ultimo della banda, Furia Rosa, uno psicopatico che non parla quasi mai e che non vede la differenza tra un coltellino svizzero e una motosega quando si tratta di usarli sui malcapitati che non sanno stare al loro posto. Sono state parecchie le vittime della banda di Furia Rossa, chi è sopravvissuto ha la salute fisica e mentale compromessa, chi non ce l’ha fatta ha un posto comodo al cimitero. Si spostano in tutto il paese, se sentono odore di guai, si fermano ma se il terreno è buono, cominciano il massacro Natalizio. Rubano quello che possono e si divertono dove riescono senza risparmiare ovviamente nessuno.
«Che c’è Otis? Dai che stasera il bottino è grosso, hai visto che fighette ci sono l’ha dentro?» chiede Furia Gialla.
«Ho un brutto presentimento cazzo e non so perché».
«Rilassati è solo perché ogni Natale ti arriva il solito carbone» rassicura sorridendo Furia Gialla mentre Furia Rosa e Furia Nera s’infilano le maschere.
«Facciamo in fretta stasera» ordina Otis.
Dopo qualche secondo di silenzio gli uomini scendono dalla macchina e si dirigono correndo nell’oscurità verso il retro della villa. In una nebbia fitta e improvvisa gli uomini vagano stregati per parecchie ore fino a perdere i sensi.
Otis si risveglia all’alba in un vecchio scantinato, è seduto su una sedia di ferro arrugginita, la testa pesante, la vista ancora annebbiata. Poi mette a fuoco l’immagine davanti a se e vede un piccolo elfo in fondo alla sala che conta e spunta su un grosso quaderno una serie di regali, tra cui parecchi giocattoli che passano su un rullo di gomma.
«Aiutami ti prego…» chiede con un filo di voce Otis. L’elfo alza lo sguardo e fissa per qualche secondo l’uomo poi ritorna a contare i suoi regali.
«Benvenuto tra noi» una voce alle spalle di Otis. L’uomo si volta e vede un tizio dalla corporatura massiccia con un vestito rosso, la barba lunga e bianca, gli occhi violacei e lo sguardo inquietante.
«Sai chi sono?» chiede l’uomo dalla tuta rossa.
«No… voglio solo andare via…» risponde tremante Otis.
«Come desideri, fai pure».
Otis confuso e indebolito si alza e cade a terra. Si accorge immediatamente di non avere i piedi. Urlando alza le braccia per scoprire che gli mancano anche le mani.
«Su, su, tranquillo vedrai che andrà tutto bene» L’uomo grosso lo solleva come fosse un bambino e lo riposiziona sulla sedia.
«Sono Babbo Natale, e da adesso lavorerai per me sei contento? Anche i tuoi amici lavoreranno con te» Babbo Natale tira un laccio e si apre un grosso sipario, i compagni di Otis versano nelle stesse condizioni, legati a delle seggiole arrugginite. Sulla bocca hanno una specie di museruola con attaccati degli strumenti da lavoro. Cacciaviti, piccoli trapani, pennelli ricoperti di colla. Otis fissa raggelato senza capire.
«Guarda! Quello è il mio operaio numero uno. Un tempo era bravo solo a uccidere e stuprare, guarda adesso cosa è diventato» Babbo Natale indica nella stanza a fianco un uomo ridotto a un tronco umano che assembla con una velocità impressionante ogni tipo di giocattolo, oggetto, apparecchio elettronico. Raccoglie senza parlare con la bocca ogni singolo strumento che gli possa servire e lo usa senza problemi. Gli mancano completamente i denti e dal soffitto pende un tubo di gomma che finisce cucito direttamente nel suo stomaco per l’alimentazione.
«Ma tu sei Babbo Natale… sei un uomo buono, non fai queste cose» risponde Otis con le lacrime agli occhi.
«Sarà, ma nessuno ha mai detto che sono così buono e poi faccio semplicemente il mio lavoro, vedi?» l’uomo mostra una lettera al prigioniero in cui una bambina chiede come regalo di Natale che gli uomini cattivi che hanno ucciso i suoi genitori l’anno prima non facciano più del male a nessuno.
«Anche fosse, che prove avrà lei che noi siamo morti, che bisogno c’e di…» viene interrotto bruscamente da Babbo Natale.
«Perché leggeranno questo!» l’uomo gli sbatte un giornale sulle gambe. L’articolo in prima pagina parla della morte di tutti componenti della banda delle Furie, bruciati vivi dopo aver perso il controllo della macchina. È successo nel quartiere Silvestri.
«Ma allora siamo già morti e questo è l’inferno?»
«Inferno o no c’è da lavorare sodo ragazzo, oggi pomeriggio verrete operati per il tubo allo stomaco, poi si comincia» spiega eccitato Babbo Natale mentre stringe la museruola alla bocca di Otis. Lo trascina poi nella stanza a fianco in cui ci sono già gli altri membri della banda. Otis intravede da una finestrella le renne che si cibano dei loro resti corporei.
«Visto che siete dei professionisti si comincerà con queste» Babbo Natale mostra i pezzi da montare di complicatissime armi giocattolo di ferro e bambole di plastica.
«Ovviamente chi non regge il passo subirà un trattamento speciale ma questo miei cari, è un altro discorso. Buon lavoro, buon Natale e felice anno nuovo!»



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