Cimitero vivente: Le origini, recensione

Un film totalmente inutile, né bello, né brutto. Come da filosofia del libro da cui è tratto le cose morte vanno lasciate morte.




Cimitero vivente: le origini

Cimitero vivente: Le origini recensione del nuovo horror di Lindsey Anderson Beer in streaming su Paramount +.

In occasione di Halloween quasi tutte le piattaforme di streaming stanno rilasciando film, serie tv e quant’altro riferito alla festa più horror dell’anno.

Avevamo parlato dei prodotti Netflix già rilasciati come le serie tv La caduta della casa degli Usher (qui la nostra recensione) e Yaratilan – La creatura. Il film Il convegno (qui la nostra recensione). Il documentario The Devil on Trial – Processo al diavolo (qui la recensione). I corti Flashback e Disco Inferno. E il film di Paco Plaza Sorella Morte in arrivo dal 27 ottobre.

A questa rincorsa ad Halloween non fa difetto Paramount +. Il servizio di streaming della major americana ha, infatti, rilasciato nei giorni scorsi un nuovo film dal titolo Cimitero vivente: Le origini (titolo originale: Pet Sematary: Bloodlines).

Il film diretto da Lindsey Anderson Beer è il prequel del romanzo di Stephen King Pet Sematary, uno dei suoi romanzi più iconici. Ovviamente è anche il prequel del film da esso tratto come quello del 2019 di Kevin Kölsch e Dennis Widmye (qui la nostra recensione) e, prima ancora, quello del 1989 Cimitero Vivente diretto da Mary Lambert.

Quella che segue è la recensione no spoiler di Cimitero Vivente: Le origini.

LA TRAMA

Nel 1969, un giovane Jud Crandall e i suoi amici si uniscono per affrontare un male antico che ha attanagliato la loro città natale. Cimitero vivente: le origini è un terrificante prequel basato sul romanzo Cimitero vivente di Stephen King.

LA RECENSIONE – CIMITERO VIVENTE: LE ORIGINI

Vedetelo, non vedetelo, ve lo diciamo subito la cosa non cambierà molto. Non cambierà molto il vostro modo di vedere l’horror, né la vostra percezione della storia di Pet Sematary. Non cambierà davvero niente.

Non è un brutto film, anzi fondamentalmente è anche ben fatto. Una pellicola regolare senza sbavature, molto accademica, ma anche con una storia relativamente insulsa e senza alti né bassi. Insomma la domanda è una, perché riprendere qualcosa di così iconico e rischiare, come poi è avvenuto, di produrre un film, passateci il termine, completamente inutile.

Il romanzo di King e gli stessi film da lui tratto in realtà, ognuno a modo loro, ha fatto storia, e, come da insegnamento della stessa storia, le cose morte andrebbero lasciate morte. Ci è sembrato, infatti, che questa produzione sia, incredibilmente e letteralmente, contraria alla filosofia di King. Una filosofia che fa riferimento alla cultura della tribù indiana dei Mi’kmaq o Micmac.

La pellicola è prodotta da Lorenzo di Bonaventura e dalla sua Di Bonaventura Pictures, che aveva prodotto anche il film del  2019. Questa  è l’unica spiegazione per dare un senso a questo film, ovvero il voler creare un franchise intorno al soggetto del cimitero vivente e del Wendigo. La cosa, però, come avrete capito ci lascia non pochi dubbi.

Film da vedere? Per la prima volta, in realtà, non sappiamo che rispondervi. Voi? Che ne dite?

 

Voto della redazione: 2/5

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