Cattive Compagnie – Enrica Aragona




«Dario?»
Dario spinge il carrello pieno di salumi sottovuoto tra i reparti del drugstore. Si volta, ma non risponde. Non è più il momento di avanzare pretese, ha già fatto il suo dovere, e poi sono da poco passate le undici di sera. Tra poco sarà Natale, e lui ha diritto di tornarsene a casa e buttarsi a peso morto sul letto, anche se la rete cigola, anche se quell’impicciona della vicina di casa lo guarda sempre dallo spioncino. Forse dovrebbe andare a lamentarsi dall’amministratore, Dario. Forse lo farà, ma non oggi. Oggi è la Vigilia di Natale. Ora farà la spesa, se ne tornerà a casa e si butterà sul suo vecchio letto, sbocconcellando patatine e sorseggiando birra davanti all’ennesimo passaggio televisivo di Torna a casa Lassie.
«Dario, non fare lo stronzo. Sai che tanto non puoi fare finta di niente. Rispondimi.»
Ma Dario non ha intenzione di rispondere. Con un gesto brusco della mano lo scaccia e si ferma davanti allo scaffale delle birre. Ne prende due, poi altre due. Osserva la sottile striscia di plastica che tiene unite le lattine, gli ricorda gli occhiali che portava da piccolo, quelli enormi con la montatura grigia, quando tutti i suoi compagni lo sfottevano chiamandolo Quattrocchi. Allora decide che no, le lattine non ne vuole. Le rimette sullo scaffale e va verso le bottiglie.
Paolo, il commesso che sta sistemando i superalcolici, lo osserva con circospezione, poi butta uno sguardo a Pamela, la cassiera bionda appena assunta che stasera ha il turno di notte.
Paolo è convinto che Pamela sia troppo carina e troppo esile per fare la cassiera, specialmente la notte. Specialmente la notte di Natale. È da tanto che lui lavora in quel drugstore, e tutte le cassiere che ha visto erano grassocce e pallide. E tutte si lamentavano della luce al neon sopra la cassa, dicevano che evidenziava i foruncoli e le macchie. Pamela no, non si è mai lamentata. Non ancora, almeno, ma forse è solo troppo presto. O forse è solo troppo giovane e troppo carina e del neon non gliene frega proprio niente.
«Dario, mi vuoi dare retta?»
«Ma insomma, che vuoi ancora?» esclama Dario voltandosi di scatto «avevi detto che al ritorno dal parco mi avresti lasciato in pace. Cristo, me l’avevi promesso! Vattene via, via!»
Dario riprende a spingere il carrello e si dirige verso la cassa. La sua testa si muove con movimenti rapidi a destra e sinistra, i suoi occhi guizzano tra gli scaffali cercando conforto, cercando qualcuno che lo aiuti ad allontanare quello stronzo. Possibile che in quel cazzo di supermercato non ci sia nessuno che voglia aiutarlo? Okay, è la notte di Natale, sono tutti a casa a giocare a tombola e a mangiare il pesce fritto, ma cazzo, c’è un commesso, c’è anche una cassiera… perché nessuno lo aiuta?
Il suo monolocale. Il suo letto. La vicina pettegola. Il suo Natale con Lassie. Ecco quello che vuole, Dario. Non quello stronzo che lo segue e non gli dà tregua.
«La cassiera, Dario. Guardala: è perfetta.»
«Lasciami in pace o mi metto a urlare. Lo vedi quel commesso? Se non mi lasci in pace gli dico di chiamare la vigilanza.»
«Smettila, non lo faresti mai. Ma non ti piace quella cassiera?»
«No.»
«A me invece sì. Devi farlo, Dario. Ti giuro che poi me ne andrò e non mi rivedrai mai più. Poi potrai dormire tutto il tempo che vuoi».
«Non ti credo, me l’hai già detto tante volte. Non lo farò.»
Dario inizia a sistemare i suoi acquisti sul nastro della cassa. Nonostante il freddo sta sudando: le mani tremano, la vista si appanna, il fiato si fa corto.
«Stanno per chiudere, tra poco uscirà dal retro, non ti vedrà nessuno».
«Zitto, basta» mormora Dario, per non farsi sentire.
«L’ultima, Dario. Poi me ne andrò.»
Dario si gira di scatto, ancora una volta.
«Lasciami in pace, Cristo!» urla.
Paolo il commesso e Pamela la cassiera si guardano. Forse stanno pensando che sia il caso di chiamare la vigilanza, o meglio ancora, la polizia, ma non lo fanno. Perché Dario paga ed esce, e di persone un po’ strane in quel drugstore se ne vedono tante. In fondo la notte gira sempre gente strana. La notte di Natale, poi, ancora di più. La gente normale la spesa a quell’ora l’ha fatta da un pezzo. La gente normale a quell’ora è a casa, con le gambe sotto una tavola imbandita. No, non vale la pena chiamare la polizia per una cosa simile, meglio non disturbare nessuno. In fondo anche i poliziotti hanno diritto al Natale; meglio lasciarli tranquilli con le loro famiglie, a spizzicare torrone e a giocare a sette e mezzo.
Ma mezzora dopo Pamela è in un vicolo, dietro al drugstore, con la gola tagliata. E Paolo è sopra di lei, che piange. Che bestemmia. Doveva chiamarla, la polizia. Sì, avrebbe proprio dovuto.
Dario ora è in questura, l’ispettore Mori lo osserva dai monitor, mentre sbuffa pensando alla partita di sette e mezzo lasciata a metà. Stava anche vincendo. Che mestiere di merda che si è scelto, l’ispettore Mori. Niente Natale, niente domeniche, niente di niente.
Dario gesticola, si alza, parla, urla, si volta, suda, si guarda alle spalle. Proprio come ha fatto poco prima nel drugstore: a Mori gliel’ha appena detto Paolo.
Sembrava impaurito, terrorizzato da qualcosa che vedeva solo lui. Gesticolava come un ossesso, si voltava in continuazione, parlava da solo, urlava anche.
«Ispettore» gli chiede l’agente Carletti «com’è andata?»
«Come vuoi che sia andata, Carletti? Continua a dire che è stato costretto a uccidere da quel tipo che lo segue sempre» risponde Mori «non ci eravamo sbagliati: il serial killer che cercavamo è lui. Brutta cosa la schizofrenia, Carletti. Portalo via, va’.»



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