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Racconto: "Maleficus Gramen” di Alessia Alberici

Dettagli

Letteratura Horror propone un racconto scritto da Alessia Alberici. Il racconto si intitola “Maleficus Gramen” e sarà possibile leggerne un'anteprima qui sotto e, poi, scaricarlo gratuitamente in formato epub e pdf. Inoltre, previa registrazione e login al sito (o (e sei già registrato solo login), sarà possibile votarlo e commentarlo. 

MALEFICUS GRAMEN

17 novembre 1666
Ogni passo aveva l’effetto di una coltellata rovente inflitta nella carne dei suoi ormai straziati piedi. La gola le bruciava, stretta in una morsa amara che le provocava un respiro sempre più affannoso e spasmodico.

Ogni volta che inspirava, ingoiava squame di fuoco, espirando poi quel poco di umano che era rimasto intrappolato in lei. I suoi sospiri non le facevano udire altro, risuonando nelle orecchie come il rombo di un tuono durante un temporale, misto al fragoroso vuoto di una conchiglia.
Correva, correva più che poteva tra le rocce e i rami appuntiti. Gli abiti erano logori, stracciati e le si appiccicavano alla pelle in corrispondenza delle ferite. I piedi nudi ricoperti di fango e di sangue, saltavano freneticamente da una pietra all’altra, talvolta mancando l’appoggio.
Finalmente giunse a destinazione. Il rumore della cascata era assordante. La fitta vegetazione della foresta le faceva mancare il fiato, la strangolava a tal punto da non darle altra scelta che cercare uno spazio aperto che le avrebbe restituito un po’ di aria pura. Già, perché da quando aveva incontrato quella “cosa maligna”, essa non l’aveva più abbandonata e tutto ciò che aveva toccato da allora aveva odore di marcio, di putrefatto, di morte.
Alla sua sinistra, una grande e piatta roccia si protendeva su un profondo dirupo. Non appena vi appoggiò le prime due dita del piede percepì la sua ruvida freschezza. Un leggero sollievo per le sue membra infuocate da quell’inguaribile e furioso morbo. Improvvisamente però il panico e l’insofferenza di non farcela la immobilizzarono. Un pizzicore gelato le attraversò la schiena colando in lacrime di sudore. Si voltò come se avesse udito qualcuno o qualcosa alle sue spalle. Poteva ancora farcela. Rivolse lo sguardo terrorizzato verso il vuoto di fronte a lei. Chiuse lentamente le palpebre, il vapore acqueo generato dalla cascata le inumidì prima le narici e poi il viso: inspirò per l’ultima volta e si lanciò. [continua a leggere scaricando il racconto in formato ePub e pdf]

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