Recensioni - Putridarium di Paolo Di Orazio

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Pubblicato Tuesday, 26 February 2019 12:00
Scritto da Max Ruzzante
Putridarium di Paolo Di Orazio"Putridarium" di Paolo Di Orazio è il nuovo horror splatterpunk edito da Independent Legions Publishing e recensito da LetteraturaHorror.itPer sinossi e note sull'autore clicca qui.
RECENSIONE -
Vincitore del Premio Laymon 2017, con Putridarium lo scrittore romano Paolo Di Orazio, decano e portabandiera dell'horror italico più estremo, torna in auge con uno dei migliori lavori di genere degli ultimi tempi. Ambientata in una prigione buia, silenziosa, dagli irrespirabili miasmi, il putridarium è un luogo di espiazione, situato sulla torre di un convento di clausura, in cui le sorelle scontano i loro peccati.
LA TRAMA - La protagonista di questo supplizio è Angie, una suora novizia da pochi mesi, che si trova improvvisamente e inspiegabilmente a dover scontare la detenzione nel temuto scolatoio, dove viene a malapena nutrita. Durante le lunghe giornate di segregazione, Angie avverte sempre più spesso sinistre presenze nell'oscurità e agghiaccianti visioni, causate in parte anche dalla quasi totale deprivazione sensoriale. L'autore, con un incipit di kafkiana memoria, in realtà ci immerge in un'atmosfera claustrofobica e allo stesso tempo onirica, facendo leva sui sensi e le percezioni estreme dell'essere umano, messe a dura prova dalla forzata condizione di clausura. Non mancano situazioni raccapriccianti di puro e brutale splatter in questa novella, che fondamentalmente è un horror psicologico, dove i pezzi del mosaico pian piano troveranno il loro posto fino a delineare un disegno finale sorprendente e significativo, con un epilogo spiazzante e di rara originalità.
CONTENUTI EXTRA - Da segnalare anche il racconto breve inedito incluso nella pubblicazione, Acque sinistre, già pubblicato in passato in lingua inglese nella raccolta The beauty of death II, sempre per Independent Legions Publishing: un’altra storia dalla forte connotazione psicologica, ambientata in un manicomio negli anni settanta, dove il tema della psicosi e delle brutali pratiche mediche di un tempo non troppo lontano vengono affrontate in maniera intrigante e come sempre originale dall'autore, con un finale inquietante che lascia riflettere.
Con questi due racconti lo scrittore romano ci delizia con il suo stile sempre ricercato ed elegante anche nel narrare le situazioni più estreme ed agghiaccianti, un lirismo il suo che lo colloca tra i migliori scrittori italiani di genere in circolazione. Unica nota dolente della pubblicazione è l'eccessivo riempitivo di ben quaranta pagine di catalogo dell'editore a corredo del volume.

Max Ruzzante


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