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Recensioni - Acque profonde di William Hope Hodgson

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Acque profonde di William Hope HodgsonAcque profonde” di William Hope Hodgson è l'antologia horror pubblicata da Hypnos Edizioni e recensita da LetteraturaHorror.it
Secondo lo psichiatra e filosofo svizzero Carl Gustav JungL’acqua in tutte le sue forme – in quanto mare, lago, fiume, fonte ecc. – è una delle tipizzazioni più ricorrenti dell’inconscio, così come essa è anche la femminilità lunare che è l’aspetto più intimamente connesso con l’acqua”. Il simbolismo del mare non ha mancato di influenzare la letteratura migliore: da Melville a Conrad fino a Stevenson, Jules Verne ed Edgar Allan Poe con il suo celeberrimo Gordon Pym sono numerosi gli esempi in questo senso. Ma forse colui che ha saputo evocare in maniera più efficace il senso di solitudine, di mistero e di minaccia incombente delle infinite distese marine è stato il grande William Hope Hodgson.


L'AUTORE - Nato il 15 novembre 1877 nell’Essex da un pastore anglicano – secondo di 12 figli -, la sua vita è all’insegna dell’avventura e del coraggio. Ancora giovanissimo si imbarca a 13 anni – dopo un primo tentativo fallito - come mozzo e sperimenta la dura vita di mare. Restò imbarcato per 8 lunghissimi anni in cui imparò, suo malgrado, a conoscere quella che era la vita a bordo, all’epoca caratterizzata da rapporti molto aspri con gli altri marinai in cui spesso dominava il bullismo. Di tutto questo ci lasciò accurate testimonianze in cui critica duramente quella che era la vita del periodo sulle imbarcazioni. Tuttavia la sua personalità ne uscì rafforzata: lo scrittore inglese dimostrò grande coraggio come quando si lanciò nel 1898, al largo delle coste della Nuova Zelanda, per soccorrere un marinario caduto nelle acque infestate dagli squali. La solitudine della vita marina contribuì senza dubbio a far emergere la sua naturale predisposizione alla contemplazione e all’immaginazione: da questo punto di vista è una fortuna per la letteratura fantastica che abbia avuto modo di fare queste esperienze: sarà proprio la vita marinara, con la sua atmosfera carica di inquietante silenzio e solitudine, a fornirgli l’ispirazione per l’ambientazione di alcuni memorabili racconti e per due romanzi (“The Boats Of The Glenn Carrig” e “The Ghost Pirates”) pregni di mistero e ignoti paesaggi esotici, abitati da poco rassicuranti entità non di questo mondo. Nel 1892 venne raggiunto dalla notizia, mentre era imbarcato, della morte del padre a causa di un tumore alla gola. Un’altra conseguenza della vita di mare fu quella di voler fortemente fortificare il suo corpo allo scopo dell’autodifesa. Ebbe anche modo di sviluppare il suo amore per la fotografia scattando memorabili foto di aurore boreali, cicloni e squali. Successivamente utilizzò queste foto in articoli sui giornali a testimonianza delle sue esperienze e per accompagnare letture pubbliche di suoi racconti fantastici.
RECENSIONE - Ma se i 2 romanzi citati hanno avuto diverse edizioni – ad iniziare da quella, molto ben fatta e curata, di Naufragio nell’ignoto di Fanucci curata da De Turris e Fusco – lo stesso non si può dire dei racconti prima della meritoria opera delle Edizioni Hypnos. Infatti esisteva solo una breve raccolta di Newton Compton curata da Gianni Pilo intitolata L’orrore del mare (1993) non irreprensibile a livello di traduzione. Ora esce presso Hypnos, dopo il primo, anche il secondo volume di Acque profonde – Tutti i racconti di mare consacrato alla presentazione al pubblico italiano di tutte le sue storie di ambientazione marina e curato, con grande passione e competenza, da Pietro Guarriello. La nuova traduzione è della brava Elena Furlan. Ogni racconto viene introdotto e inquadrato da Guarriello con molta precisione e ricchezza di riferimenti bibliografici mentre la sua lunga postfazione “Perduto nei mari stregati: William Hope Hodgson e il mistero dei Sargassi” è un contributo realmente importante per capire la genesi di quello che, a ragione, può essere definito come il Ciclo del Mar dei Sargassi. Questo ciclo venne inaugurato dal racconto Dal mare immobile (“From The Tideless Sea”) pubblicato nel 1906. Hodgson, un po’ come Lovecraft con I Miti di Cthulhu, ha creato una serie di racconti ambientati in questo luogo misterioso da sempre ritenuto “un cimitero di navi”. Numerosi sono gli aneddoti della scomparsa di imbarcazioni o del loro ritrovamento senza equipaggio che qui vengono scrupolosamente ricordati Anche in questo secondo tomo troviamo diverse storie dove il Mar dei Sargassi viene nominato esplicitamente come in Nei profondi abissi (“An Adventure Of The Deep Waters”) e Il ritrovamento del Graiken (“The Finding Of The Graiken”) oppure viene evocato attraverso la descrizione di un mare immobile o per la presenza di “alghe putride e di strana fauna marina” come nello splendido La nave di pietra (The Stone Ship) che chiude il volume: si tratta di una storia notevole e genuinamente weird dove l’equipaggio della nave Alfred Jessop scopre un misterioso relitto di pietra che sembra provenire da un’altra dimensione cosmica. Il finale, in cui viene descritta l’emersione dai fondali dell’oceano di una bizzarra catena montuosa, è qualcosa di realmente indimenticabile. La storia può ricordare “l’emersione di R’lyeh” ma, all’epoca di The Call Of Cthulhu (1926), come giustamente sottolinea Guarriello, Lovecraft ancora non conosceva Hodgson di cui solo successivamente parlerà integrando il suo noto saggio L’orrore soprannaturale in letteratura (“Supernatural Horror In Literature”). Tuttavia lo conosceva sicuramente Jean Ray che invece scoprì probabilmente Lovecraft molto tardi grazie alle Edizioni Denoel nella collezione Présence du futur. Per approfondire l’influenza che ha avuto Hodgson su Lovecraft e Jean Ray risulta molto interessante il saggio di Jacques Van Herp, rinvenibile all’interno del fondamentale L’Herne Lovecraft del 1969, intitolato Lovecraft, Jean Ray, Hodgson. Secondo Van Herp è proprio la comune conoscenza di Hodgson il motivo di certe similitudini fra i 2 scrittori. In ogni caso il racconto capolavoro di Jean Ray Il Salterio di Mayence, in cui un’imbarcazione viene proiettata in dimensioni sconosciute, deve sicuramente qualcosa ad Hodgson.
Tra gli altri racconti presenti nella presente antologia ricorderei sicuramente Il Relitto (“The Derelict”) in cui la sua immaginazione è al meglio: l’atmosfera perturbante e di estrema solitudine originata dal ritrovamento di un vascello fantasma è qualcosa di realmente indimenticabile. Il racconto risente anche di alcune teorie filosofiche del periodo di Henri Bergson e Hans Driesch. Cavalli di mare (“The Sea Horses” ) è invece una storia non orrorifica e per certi versi inedita nel canone “hodgsoniano”: tuttavia siamo di fronte ad uno scritto favolistico che riesce ad evocare il mondo dell’infanzia – con tutti i suoi turbamenti e con la sua innocenza - in maniera molto efficace e onirica.
In definitiva siamo di fronte ad un altro tassello importante per conoscere la produzione di una figura fondamentale nell’ambito della letteratura soprannaturale.

Cesare Buttaboni

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