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Recensioni - “Il braccio mutante della legge” di Samuele Fabbrizzi

Dettagli

“Il braccio mutante della legge” di Samuele Fabbrizzi è il quarto volume steampunk horror volume delle serie apocalittica in ebook Infernal Beast della Dunwich Edizioni recensito quest’oggi da LetteraturaHorror.it. Leggi trama e note sull’autore
Benvenuti a Ranchos Penitas West, Texas. La democrazia non esiste più, vige la legge del più forte e del più ricco. Non solo la tecnologia si è bruscamente arrestata, ma si è tornati indietro ai tempi della prima rivoluzione industriale, in cui i fumi e i vapori delle fabbriche offuscano il cielo rendendo qualsiasi città invivibile.


E il regime del terrore instauratosi in seguito a una non meglio specificata pioggia di meteoriti che ha portato con sé aberrazioni genetiche di tutti i tipi, ha fatto retrocedere la razza umana a una massa di scimmiette ammaestrate che devono essere tenute a bada con il sangue e l’arena, come ai tempi dei gladiatori. Samuele Fabbrizzi, dopo numerosi premi e pubblicazioni di successo, si trova alla sua prima prova con le creature infernali della serie Infernal Beast edita da Dunwich Edizioni. Ma l’ambientazione steampunk e le terribili bestie geneticamente modificate de Il braccio mutante della legge sono solo un pretesto per l’autore per dipingere un futuro cupo (che più cupo non si può) popolato da personaggi a dir poco equivoci, per usare un eufemismo.
Il fulcro del potere di questa società corrotta è il gioco d’azzardo, e le scommesse sui combattimenti tra mutanti sono l’unica ragione di vita del sindaco di Ranchos Penitas West Joe Griffin e del suo “collega” William Heard, sindaco di Kerville: durante gli incontri, tutto il resto si annienta e non esiste nulla tranne l’adrenalina. I due uomini di potere quindi, mentre dovrebbero gestire la politica ed essere di aiuto per i cittadini, sono semplicemente dei drogati di gioco, pronti ad uccidere pur di vincere, talmente sicuri di sé da sentirsi superiori a Dio stesso (indicativo il fatto che il sindaco Griffin viva in una chiesa sconsacrata). In questo crogiolo di bestialità, dove si stenta a individuare una differenza tra vere bestie e uomini “bestiali”, troviamo un personaggio a sé stante, lo sceriffo Hewitt: potremmo definirlo l’unico vero protagonista de Il braccio mutante della legge, perché è l’unico indagato a fondo, anche nel suo passato, grazie a un flashback davvero commovente. E la fine non molto chiara di Hewitt lascia intendere che possa esserci un seguito a questo racconto lungo (spero). Lo sceriffo non è di certo un personaggio positivo, ma in qualche modo, è l’unico che in un angolo remoto di sé ha conservato un briciolo di umanità, che paradossalmente, potrà tornare a galla e concretizzarsi solo con una trasformazione esteriore profonda.
Mi fermo qui perché non voglio rovinare il gusto di questa lettura, impreziosita da uno stile diretto, fatto di dialoghi “botta e risposta” brevi ed incisivi, e dalle descrizioni dei combattimenti che indugiano nei particolari più cruenti, per la gioia di tutti i fan del gore più spinto. Non mancano neanche un paio di citazioni illustri: il ragno gigante sembra essere uscito da It di Stephen King, e il “Si può fare!” esclamato dal professor Schnitz è degno del miglior Gene Wilder. Ancora una volta, Fabbrizzi è promosso a pieni voti.

Chiara Borloni

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