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Recensioni - “Un gioco pericoloso” di Anna Vivarelli

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Un gioco pericoloso di Anna Vivarelli“Un gioco pericoloso” di Anna Vivarelli è il racconto horror per bambini della serie "Il castello della paura" (Il Battello a Vapore - Edizioni Piemme) recensito oggi da Letteratura Horror. Clicca qui e leggi trama e nota sull'autrice più informazioni sul progetto.
Un gioco pericoloso è il nuovo e terrificante racconto di Anna Vivarelli. La scrittrice torinese non delude, proiettando il giovane lettore (e non solo) in un’insolita atmosfera spettrale perfettamente orchestrata.
Un funereo narratore eterodiegetico introduce la bizzarra storia di “Mathieu l’annoiato”.

È un vecchio e turpe maggiordomo con un corvo sulla spalla (splendidamente reso dai disegni illustrativi). Un incipit che rimanda allo Zio Creepy della saga Creepshow, non a caso, altrettanto incentrata su racconti del terrore dall’approccio fumettistico, diretti ad un pubblico giovane, ed incarnante quel potere esorcizzante tipico del genere horror. Perché chiunque viva l’horror come divertimento, come immersione in mondi perturbanti, adrenalinici, non può non ricordare quell’età caratterizzata da spensieratezze e paure, da mondi e realtà sconosciute. Vivere l’horror è quindi un tornare bambini, tornare ad una fase di incoscienze, di paure, ma anche di desideri e di forti passioni.
Mathieu ci appare subito dotato di queste caratteristiche. Come il bambino dell’incipit di Creepshow, anch’egli ha degli interessi disapprovati dai genitori. Il suo mondo da fanciullo è incompatibile con quello degli adulti. Un conflitto enfatizzato dall’abile costruzione dei dettagli che attua la Vivarelli. Il racconto è infatti incentrato su una rievocazione del passato; una rievocazione che si attua attraverso due modalità: la contemplazione “razionale” di antichi monumenti, chiese e cimiteri, da parte dei genitori e, di contro, l’esperienza “spettrale” di Mathieu, che non si limiterà a vivere con distacco il passato, ma finirà con l’immergersi completamente. Uno stravolgimento del Tempo e dello Spazio degno di un racconto di Ai confini della realtà.
Ciò che infatti vive Mathieu, e noi con lui, è un surreale intreccio tra presente e passato, in una cornice suggestiva come quella del sud della Francia, colma di architetture medievali e chiese rurali. Un’ambientazione che ha il potere di catapultare il giovane eroe in un’altra dimensione e vivere un’esperienza di terrore in un’atmosfera insolita rispetto all’iconografia tipicamente horror. La sfida che infatti affronta la Vivarelli è quella di riuscire a terrorizzare il lettore senza fare uso di quelle situazioni classiche: ambienti bui, notti inquietanti, mostri e spettri. Il terrore è generato invece da una situazione di impasse che Mathieu si ritrova a fronteggiare, in una inconsueta giornata pomeridiana di metà agosto.
Una rielaborazione del genere quello della scrittrice, che, partendo da un classico ammiccamento macabro al lettore, ci catapulta in una giornata di giochi e spensieratezze, dietro cui però si cela il demone del passato.



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