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Recensioni - “Una collezione di cattiverie” di Christian Sartirana

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Una collezione di cattiverie di Christian Sartirana“Una collezione di cattiverie” di Christian Sartirana (Edizioni Il Foglio) è la recensione proposta oggi da Letteratura Horror con la firma eccellente dello scrittore Nicola LombardiClicca qui e leggi trama e note sull'autore
Esistono territori che, per quanto già esplorati in lungo e in largo, continuano a sorprendere per la loro capacità di rivelare sempre nuove sfaccettature. In questo senso Christian Sartirana – classe 1983, qui alla sua prima prova editoriale - si rivela un’ottima guida, poiché con le sue storie ci accompagna verso regioni del fantastico e del macabro che possono apparire note, a prima vista, ma che poi si contorcono e si trasfigurano per presentare volti inediti e spiazzanti.

L’autore si dimostra perfettamente a proprio agio con la struttura narrativa propria del weird tale, e leggendo i suoi racconti non possono non saltare alla mente nomi come Robert Bloch o Ray Bradbury. Una volta addentratosi in questi reami solo all’apparenza codificati, però, ecco che Sartirana vira con sicurezza in direzioni inaspettate, aprendo squarci su dimensioni metafisiche che richiamano con prepotenza certe fantasie di Ramsey Campbell o Thomas Ligotti.
La sfera dell’infanzia, con i suoi traumi e le sue alienazioni, è indagata in diversi racconti (si vedano invenzioni distopiche come Il premio o Le gabbie, oppure ancora I guardiani, che traduce in chiave soprannatural-maniacale le emanazioni psichiche derivanti dal conflitto fra madre e figlio). I rapporti familiari come fonte e fucina di storture è un tema fortemente presente nelle creazioni di Sartirana: Fantasmi ne è un ottimo esempio; mentre Istinto materno porta davvero all’estremo la devastazione psichica di una donna alle prese con una ‘gravidanza’ che il lettore non dimenticherà facilmente.
Abbiamo poi uno spiazzante racconto di ambientazione western, La leggenda di Bill detto il fantasma, che ripropone il topos del villaggio in attesa di una micidiale incursione da parte di un temutissimo fuorilegge e dei suoi masnadieri (l’accostamento a Dino Buzzati e ai suoi Tartari non sarebbe peregrino). Col racconto che dà il titolo alla raccolta, invece, ci troviamo di fronte a una sinistra, memorabile storia di streghe in cui la presenza del Male si avverte a pelle, trasuda dalle cose e dagli ambienti trasmettendo un larvato senso di continua inquietudine.
Il libro si chiude sul bellissimo La porta nel quadro, che si avvale di un impianto classico per veicolare contenuti e riflessioni di indubbia valenza letteraria. Ciò che è possibile contemplare oltre la cornice del quadro è inconcepibile, non può essere raccontato (Lovecraft insegna), e diviene quindi solo una questione di scelte: affrontare la verità, o sottrarsi alla sua rivelazione. Citiamo un passaggio: “Se ci avesse guardato dentro era certo che l’avrebbe inghiottito. Una volta assorbita l’intera materia della verità ed esserne divenuto parte, non ci sarebbe stato più spazio per niente all’infuori di essa e la stessa menzogna della vita non avrebbe più avuto alcun senso e nessuna credibilità.”
E qui, in fondo, sta il succo dell’estetica di Sartirana, che nell’arco di dodici racconti si presenta senza troppi mascheramenti al lettore, scoprendo cuore e anima, attingendo a piene mani alla sua personale collezione di incubi (e cattiverie, ovviamente).
Un esordio brillante per un autore che sta maturando con grande passione una propria cifra stilistica. Da seguire con attenzione.




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