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Intervista - Melanie Raabe autrice de "La Trappola"

Dettagli
Con la nuova stagione arriva nelle nostre librerie il primo capolavoro della grande scrittrice di psico thriller. "La Trappola" di Melanie Raabe (Corbaccio) è un libro che vi darà una decisa scarica di adrenalina. Arrivata a Milano per presentare il suo romanzo, è stata intervistata per voi da Gabriele Scandolaro

D) Quanto ha impiegato a scrivere questo romanzo?
R) Circa sei mesi. Una volta che la casa editrice ha acquistato i diritti del mio romanzo, che all'epoca era incompiuto poiché ne avevo scritto circa venti pagine, ho ideato una struttura e poi in sei mesi sono riuscita a scrivere tutto. Non ho avuto paura di non farcela, sono molto precisa nel rispettare le scadenze. Tuttavia scrivere la storia nella storia, ovvero il romanzo di Linda, quello è stato estremamente difficile perché ho dovuto immedesimarmi in un altra persona e scrivere come avrebbe scritto quella persona.

D) Non si sente legata a un genere in particolare? Ha altri libri in cantiere?
R) Non ho un genere in particolare, amo tutta la letteratura. Scrivo per il teatro, scrivo racconti,non credo sia giusto fossilizzarsi su un genere unico. Per questo romanzo, ho deciso il suo genere quando ho pensato al personaggio di Linda. Volevo un libro che fosse ad alta tensione, che trasmettesse emozioni forti. Se per il prossimo libro avrò spunti per un altro genere, li userò volentieri.

D)Come la sua protagonista ha fatto ricorso ad esperti in materia di interrogatori?
R) Assolutamente no. Ho fatto molte ricerche personali ma non ho chiesto aiuto a nessuno. Il mio obiettivo era dare un certo grado di veridicità ma non rendere Linda una esperta in interrogatori. E penso di esserci riuscita, perché Linda alla fine non riesce nel suo intento, non completamente. Sbaglia e va in confusione.


D) Melanie Raabe nella sua carriera da giornalista ha mai “teso una trappola”?
R) No, per fortuna. Io mi occupo di intervistare alcuni personaggi famosi e cerco sempre di mettere le persone a loro agio. Se mi accorgo che, a causa della loro tranquillità, hanno rivelato qualcosa di troppo prometto di non pubblicare quello che mi è stato riferito. Per fortuna per me non mi è mai capitato di intervistare serial killer.

D) Il giallo e il thriller sono libri che per anni sono stati considerati come letteratura di serie B, salvo poi essere riscoperti e tornare alla ribalta soni negli ultimi decenni. Lei cosa ne pensa?
R) Per rispondere mi devo basare su quella che è la situazione e i gusti del mercato tedesco. È vero, per anni il genere thriller è stato molto in sordina e poi c'è stata una grande riscoperta ma credo che questa sia stata dovuta dall'esigenza del pubblico di leggere qualcosa che dia delle emozioni, qualcosa che non sia di quantità ma di qualità. Non saprei dire tra thriller, noir, detective stories o true crime stroy quale sia il genere migliore o quale sia il più efficace per avere successo con il pubblico. Posso dire, senza ombra di dubbio, che il thriller viene percepito in modo molto più realistico dai lettori. Nel mio romanzo, l'obbiettivo era quello di dare una forte impronta realistica anche se il realismo del mio mondo, della mia storia, è un realismo chiuso in sé, non è autentico.

D) Il libro è stato acquistato dalla casa editrice prima di essere ultimato. Ha ricevuto pressioni?
R) Quando la casa editrice ha accettato il mio romanzo avevo terminato soltanto venti pagine. Sono stata felice quando è stato accettato e non ho ricevuto alcun tipo di pressione. Ero molto tranquilla a continuare a lavorare a qualcosa che avevo già ultimato.

D) Lei ha lungamente trattato delle fobie del suo personaggio. Quali sono le sue?
R) I ragni, senza alcun dubbio, esattamente come Linda ed esattamente come lei io ho fatto una seduta di psicoterapia d'urto in cui mi sono esercitata a tenere in mano un grosso ragno vivo. Non è uno scherzo ho pure la foto sul cellulare se desidera vederla.

D) Lei è stata spesso associata al famoso scrittore Wulf Dorne. Pensa ci sia del vero nel paragone?
R) Sono rimasta molto sbalordita da questo paragone fatto dalla stampa estera e mi sorprende che anche in Italia la si pensi così. Insomma Wulf Dorne è Wulf Dorne, è un mito, è troppo irraggiungibile anche per me. Io sono solo Melanie Raabe e voglio, con i miei scritti, essere la migliore versione di Melanie Raabe, come Wulf Dorne è la migliore versione di se stesso. È questo quello che conta. Anche se sono molto lusingata dal paragone certo.

Si ringrazia Francesca Ilardi che con il suo lavoro di traduttrice ha reso possibile questa intervista


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