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Intervista - Luigi Petruzzelli editore di Edizioni Della Vigna

Dettagli
Intervista a Luigi Petruzzelli editore di Edizioni della Vigna, etichetta molto attenta alla fantascienza e al fantastico. L'intervista è a firma di Max Gobbo
In Italia la fantascienza non ha mai avuto grande fortuna; colpa dell’indolenza della cultura ufficiale, dei soloni accademici con la puzza sotto il naso, d’una editoria, quella dei grandi gruppi, che per mere ragioni economiche ancora oggi continua a snobbarla. Eppure questo genere all’estero gode, da sempre, del favore del pubblico dei lettori, e di quello assai più numeroso degli spettatori che s’affollano davanti ai botteghini alle prime di questo o quell’altro film (rigorosamente di produzione americana) a tema fantascientifico.

Nel bel paese però, l’indifferenza ( a parte qualche eccezione) della grande editoria, cosa di per sé nefasta, ha, come contropartita, generato un fenomeno di carattere positivo, ovvero la proliferazione d’un sottobosco editoriale di nicchia, che ha visto e vede tuttora nella Scienze Fiction un elemento di grande interesse. Si tratta, come dicevamo, d’una galassia (tanto per restare in tema) assai complessa e articolata da cui, alle volte, emergono realtà di grande vitalità e prestigio. E’ il caso di Edizioni Della Vigna, una casa editrice che si segnala per l’elevata qualità e la grande cura delle sue produzioni. Per conoscere meglio questo soggetto editoriale che fa della narrativa fantastica il suo cavallo di battaglia, abbiamo incontrato il suo editore Luigi Petruzzelliche ci ha rilasciato la seguente intervista.
D) Ci parli un po’ di Edizioni Della Vigna.
R) Attenti, perché con una domanda del genere il rischio è che non mi fermi più... Allora sarò sintetico. Le Edizioni Della Vigna aprono a settembre 2007 con l’idea di dedicarsi principalmente a fantascienza e fantastico. Abbiamo pubblicato autori italiani e stranieri, e dal 2012 cerchiamo anche di apparire all’estero: Worldcon di Chicago e Londra, solo per citare due manifestazioni alle quali abbiamo partecipato, e libri in inglese, francese e latino sia di autori italiani tradotti sia di autori stranieri, anche in prima edizione mondiale. I progetti per il futuro sono tanti ,vedremo cosa sarà possibile realizzare.
D) Di quali generi vi occupate a parte la fantascienza?
R) Appunto, soprattutto fantascienza. Più qualcosa di fantastico, fantasy e horror. Oltre a qualche incursione ogni tanto: giallo, avventura, narrativa non di genere. Per questi “altro” abbiamo la collana Cocktail e i “fuori collana”.
D) Nel vostro catalogo vi sono diversi classici e anche numerose novità: quali sono i vostri criteri di scelta?
R) Vorrei dire che il criterio principale è la validità letteraria, e poi che mi deve piacere. Ma dopo qualche esperimento, fermo restando la validità del primo di questi due criteri, ogni scelta non può più prescindere da un fatto fondamentale: devo ritenere che il libro possa almeno recuperare i costi, e possibilmente guadagnare. Criterio indispensabile per rimanere aperti. Detto questo, do comunque la precedenza agli inediti.
D) A differenza della maggioranza delle grandi case editrici, che prediligono nomi stranieri, voi date risalto agli autori italiani. Qual è lo stato dell’arte della Sci-Fi di casa nostra, e quali le prospettive future?
R) Io credo che tendenzialmente la SF nostrana non abbia nulla da invidiare a quella straniera. Poi quella straniera ha due vantaggi: sono in molti di più di noi, e con un mercato più grande possono permettersi di essere scrittori professionisti. Da noi quasi sempre è un hobby, e purtroppo talvolta questo si traduce in lavori che vanno sistemati. Prospettive future: io vedo tentativi interessanti, alcuni anche a opera mia, di provare a vendere anche all’estero. Vedremo cosa succederà.
D) Le andrebbe di parlarci un poco delle vostre collane?
R) La principale, La Botte Piccola, pubblica narrativa fantastica di autori stranieri e di autori italiani noti, e ormai è giunta al rispettabile traguardo di 25 numeri. Spesso abbiamo pubblicato antologie con italiani e stranieri insieme, e più di un autore è stato contento di aver visto la propria opera a fianco di Silverberg o Resnick.
Fermenti è dedicata principalmente agli autori italiani; Cocktail si permette incursioni anche negli altri generi, pur pubblicando spesso lavori di fantasy, asSaggi si occupa appunto di volumi di saggistica, Quasar è una rivista aperiodica che presenta autori di tutto il mondo, sia per i racconti sia per i saggi brevi. Più poi la monumentale opera enciclopedica di Giovanni Mongini Science Fiction All Movies, dedicata a film, serie TV, lavori su web ecc. di fantascienza, e Il Collezionista, che ripropone vecchi lavori ormai introvabili, opere di illustrazione o volumi particolari come il primo al mondo di fantascienza in latino, Omne Ignotum Pro Magnifico. Per concludere, una collana di volumi in formato elettronico stampati su richiesta quando il numero di prenotazioni è sufficiente, Gli Espressi. Tra le collane in lingua abbiamo Rayons des Étoiles, in francese, per ora quattro volumi; e poi i fuori collana, e un paio di collane-esperimento che hanno pubblicato poco. Ormai tra tutte siamo intorno ai 100 volumi.
D) I vostri libri sono ottimamente curati: avveduta scelta editoriale, o semplice passione?
R) Tutte e due le cose. A me piacciono i bei libri, addirittura ero partito con edizioni numerate, cartonate, su carta che mi costava più del doppio della patinata, con illustrazioni interne a colori. Ho anche sperimentato edizioni speciali con rilegatura in vera pelle e autografate, più qualche edizione particolare: per esempio, La pietra di Uriel nell’edizione “speciale” aveva, al posto del disegno della fluorite, una vera fluorite attaccata alla rilegatura. Ma sono edizioni costose che hanno poco mercato, per cui a malincuore le ho dovute abbandonare. Alla fine, per quanto tu abbia passione, quel che conta davvero sono le vendite. Insomma sì, sono ben curati, e ritengo anche da un punto di vista editoriale: tengo aggiornato un DB con le segnalazioni di refusi per ogni libro, e mediamente sono pochi.
D) Sfogliando il vostro catalogo non si può non rimanere favorevolmente colpiti dalla bellezza delle copertine: un rifermento e assieme un omaggio all’estetica della Sci-Fi, o c’è dell’altro?
R) Grazie, da parte mia e degli illustratori. No, non c’è dell’altro; semplicemente di solito, invece di prendere immagini standard e adattarle, l’illustrazione di copertina è disegnata da qualcuno che ha letto il libro, e racconta a modo suo la storia che contiene.
D) E veniamo a una domanda che interesserà parecchio i numerosi aspiranti autori di genere fantastico: quali caratteristiche deve avere un’opera per destare il vostro interesse?
R) Dev’essere scritta in modo accettabile (i refusi poi si sistemano, non sono quello il problema), una certa dose di originalità non guasta, ma soprattutto dev’essere “leggibile”: se dopo cinque pagine, da lettore, non mi viene voglia di andare avanti a leggerla, da editore non la pubblico. Aggiungo che il denaro è tiranno, quindi devo anche credere che abbia un minimo di mercato.
D) Cos’ è per lei la fantascienza e che ruolo ricopre nel terzo millennio?
R) La fantascienza è per prima cosa una letteratura rivoluzionaria: ipotizzare come potrà essere il futuro è condizione necessaria per cambiare il presente. Poi però mi piacciono anche buone opere di sano intrattenimento, anche un po’ di distrazione ci vuole.
D) Ray Bradbury diceva che la Sci-Fi è l’unica vera letteratura del tempo moderno: lei che ne pensa?
R) Che sono d’accordo. Mi autocito a memoria per quel che scrivevo nel mio sito personale all’inizio del decennio scorso, quando ancora non ero editore e prima di conoscere la citazione di Bradbury: “Reputo la fantascienza l’unica vera letteratura del ventesimo secolo”. Forse sono un po’ estremista, ma vedete che sono in buona compagnia?
D) Il suo scrittore preferito di Sci-Fi?
R) Uno solo? Storicamente i miei “primi preferiti” sono stati Hamilton, Williamson, Brackett, Simak, più tanti lavori di molti altri (i primi che mi vengono in mente, e mi scuso con gli esclusi: Silverberg, Sheckley, Pohl). Negli ultimi anni ho molto rivalutato Resnick. Non cito appositamente nessun italiano, anche se ce n’è più di uno interessante, altrimenti mi farei più nemici che amici. Ma... beh, vedete un po’ anche quali ho pubblicato e ne avrete, almeno in parte, un’idea.
D) Il film di fantascienza che ha più apprezzato?
R) Tre a pari merito: Il pianeta proibito, La cosa da un altro mondo, La guerra dei mondi. Come vedete, tutta roba anni Cinquanta.
D) Se dico Lovecraft?
R) Interessante, credo di aver letto quasi tutta l’opera omnia. Ma da un punto di vista editoriale è fuori diritti qui da noi, quindi non lo pubblicherò. Rischierebbe di essere fatica sprecata. Ah, mi permetto di raccontare una curiosità: alcuni anni fa, sempre prima di diventare editore, mi ero divertito a tradurre in metrica qualche sonetto dei Fungi from Yuggoth. Chissà che fine hanno fatto...
D) L’uomo è andato sulla luna, ha costruito dei super computer, ha sviluppato l’ingegneria genetica: c’è ancora spazio per l’immaginazione?
R) Sempre. Che triste vita sarebbe senza immaginazione, senza sogni?
D) La fantascienza contemporanea è spesso nichilista e tetra, come nel caso del Cyberpunk: a suo giudizio tutto questo pessimismo giova ancora al genere, o in qualche misura lo priva del suo originale appeal insito nella capacità di meravigliare?
R) No. Non giova affatto. Posso capire che, visto il presente, ci si immagini un futuro ancora peggiore. Ma per fare in modo che non sia peggiore occorre immaginare risvolti positivi, che siano nella tecnologia, nella sociologia o in altro, e cercare di fare in modo che si realizzino. Ci vuole fiducia nel futuro, altrimenti abbiamo perso in partenza. E comunque ci sono già abbastanza motivi nella realtà per essere pessimisti: non mi viene voglia di leggere un romanzo pessimista.
D) Si dice, anche riferendosi alla precedente domanda, che la fantascienza sta attraversando un periodo di crisi. Responsabilità degli autori che hanno smesso di guardare alle stelle?
R) No. Gli autori sono lo specchio della società. È la società nel suo insieme che, presa tra i vincoli del quotidiano, ha smesso di guardare alle stelle. Vi cito una frase da un romanzo di Raffaele Olivieri che ho pubblicato, Nobilissima visione: “Dovremmo guardare più spesso il cielo, invece di abbassare continuamente la testa per scansare le pozzanghere”.
D) Scienza e fantascienza sono da sempre un binomio straordinario: fino a che punto il rallentamento dei programmi spaziali degli ultimi anni ha influenzato negativamente gli scrittori di fantascienza?
R) Non credo che il rallentamento dei programmi spaziali li abbia influenzati più di tanto. Siamo sempre lì: andare verso le stelle costa, e a chi interessa? Molti scrittori di SF si sono semplicemente adeguati. Ma c’è tanto da scrivere anche al di fuori del campo “astronautica”: ho pubblicato antologie di fantascienza matematica, musicale, filosofica, economica, addirittura gastronomica... e tante altre ne ho in mente. Però lo confesso: l’astronomia è una delle mie vecchie passioni, e le mie storie preferite sono quelle che ci portano sulle stelle con il buon vecchio sense of wonder.
D) Come edizioni Della Vigna avete ricevuto numerosi premi e riconoscimenti: dove risiede il segreto di questi successi?
R) Mah... posso solo ringraziare gli autori che hanno scritto e illustrato delle buone storie, e i lettori che le hanno apprezzate e votate. E poi sì, bisogna anche curarle un po’ perché rendano il meglio: dietro c’è tanto lavoro.
D) Potrebbe farci qualche anticipazione riguardo le vostre prossime pubblicazioni?
R) Ne anticipo quattro, tutte disponibili alla fine dell’estate e un paio già a luglio. Un’antologia di Robert Silverberg, sette racconti e romanzi brevi di cui cinque inediti in Italia, della quale sto rivedendo le bozze; il primo volume del ciclo più venduto di Mike Resnick, Santiago, in fase di ultimazione; un volume di illustrazioni di Alessandro Bani, e anche qui siamo alle bozze; e per finire, ma soltanto questo elenco, il terzo numero di Quasar.


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