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Rubrica - "La Libreria d'Annata": 25 racconti del terrore di Alfred Hitchcock

Dettagli
Siamo giunti alla 3^ puntata della rubrica “La Libreria d'Annata” curata in esclusiva per Letteratura Horror dallo scrittore Nicola Lombardi. Dopo che nella prima e nella seconda puntata Lombardi aveva parlato di "Visioni della notte" e de“I rivali di Frankenstein” curata da Michael Parry, questa volta l'attenzione si incentra su "25 racconti del terrore", antologia curata dal grandissimo Alfred Hitchcock ed edito in Italia da Feltrinelli. Ecco un’antologia che riconcilia il lettore nostalgico con la Narrativa (la maiuscola è di rigore). Troppa produzione contemporanea, o comunque relativamente recente, ha impostato linee espressive impegnate a mantenersi al passo con i tempi, col linguaggio dei media, con sperimentazioni sintattiche etc., spesso smarrendo per strada il gusto per una lettura raffinata, appena venata da un’ombra retro che proprio non guasta.
Come si può intuire dal titolo, si tratta di una raccolta di testi che sir Hitchcock ha reputato troppo forti per una riduzione televisiva (siamo negli anni Cinquanta), o comunque problematici dal punto di vista strettamente tecnico, per cui – non volendo rinunciare a proporli al pubblico – li ha cuciti assieme compilando una delle sue celebri antologie.
Gli autori sono quasi tutti grandi nomi del giallo o del fantastico, e tra acrobatiche speculazioni sui mille volti dell’omicidio e incursioni nei regni dell’incubo le loro storie hanno il potere di incatenare il lettore dalla prima all’ultima pagina. Si incomincia con Dal momento che sono un assassino, di Arthur Williams, saturo di elegante humor nero, prima di affrontare la raggelante maledizione africana di Lukundu, di Edward Lucas White, e l’orrore assoluto e surreale di Una donna rara di William Sansom. Si passa poi da una chicca all’altra: dai superclassici L’incantesimo dei runi e Una voce nella notte (rispettivamente di M.R.James e W.H.Hodgson) allo spietato Gioco d’ottobre di Ray Bradbury; dall’allucinante Il ballerino di Jerome K.Jerome al conturbante Come venne l'amore per il professor Guildea di Robert Hitchens; dallo spettrale La signora sul cavallo grigio di John Collier all’appassionante Il momento della decisione di Stanley Ellin. Non manca Robert Bloch col noir In riva al lago, e neppure il vecchio maestro Roald Dahl con l’ironico Nunc Dimittis. Non c’è che l’imbarazzo della scelta, davvero. Ogni racconto è una piccola perla, resa godibilissima da traduzioni all’altezza della situazione (ci hanno lavorato sopra personaggi come Oreste Del Buono, Giorgio Monicelli, Bruno Tasso, tanto per fare alcuni nomi).
La raccolta si chiude con un racconto assolutamente, disperatamente nero. Si tratta de L’abisso, del decadente russo Leonid Andreev (conosciuto in Italia per il più volte antologizzato Lazzaro). Pare quasi che Hitchcock voglia congedarsi dal lettore con un messaggio ben poco rassicurante: dopo questa scorribanda nei reami della più fervida e macabra fantasia, non dimentichiamoci che l’Orrore, in definitiva, è la verità celata appena dietro l’angolo, quando la vita si spoglia di ogni illusione e ci costringe a guardare il buio che sta dentro di noi. Un gran finale senza redenzione, dunque, per un’antologia da non lasciarsi sfuggire.

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